In un universo in cui umani e animali antropomorfi vivono fianco a fianco, Bojack Horseman è un uomo-cavallo sulla cinquantina che, nella sua gabbia dorata hollywoodiana, trascina la propria esistenza fra alcool, droga e sesso facile nel tentativo disperato – e vano – di lenire le pene del prorpio animo tormentato dalla depressione. Bojack è stata una grande star negli anni ’90, quando era protagonista di Horsin’ Around, una sitcom ingenua e un po’ stucchevole (tipica degli anni ’90) in cui un cavallo scapolo si ritrova a dover crescere tre ragazzi da solo. Dopo nove stagioni di grande successo la bolla scoppia e Bojack finisce nel dimenticatoio, essendo un attore mediocre che ha goduto di un successo enorme grazie alla televisione. Le cause della depressione e del profondo vuoto interiore che affliggono costantemente Bojack hanno radici ben più profonde e la lontananza dai riflettori – per ben 10 anni – ne è soltanto il fattore scatenante.

Un parere comune su questa serie, è che dispiega il suo potenziale gradualmente e costantemente, raggiungendo il suo culmine nella terza stagione. Non potrei essere più d’accordo. Nel corso di tre stagioni, il personaggio di Bojack acquista sempre più sfaccettature e la figura un po’ stereotipata dell’attore fallito e ubriacone delineata nelle prime puntate assume una profondità inaspettata, facendo della caratterizzazione dei personaggi – tutti, non solo il protagonista – il punto di forza della serie. Da questa base, gli autori hanno saputo creare un prodotto che mescola una comicità nonsense intelligente ad una dose non indifferente di drammaticità, inserendo il tutto in una critica feroce al mondo dell’industria dell’intrattenimento incarnato da Hollywood e alla vuota e superficiale società moderna che lo eleva a culto. Ad innalzare la qualità della serie, contribuiscono le intepretazioni dei doppiatori Will Arnett, Amy Sedaris, Alison Brie, Paul F. Tompkins e soprattuto Aaron Paul – Jessi Pinkman di Braking Bad – nel ruolo di Todd.

In attesa di toccare con mano le vette qualitative della terza stagione, vorrei iniziare analizzando la prima, forse leggermente inferiore alle altre, ma che già contiene tutti gli elementi di forza di questo serie originale Netflix creata da Raphael Bob-Waksberg.

L’episodio pilota (BoJack Horseman: The BoJack Horseman Story, Chapter One) offre una buona presentazione dei personaggi, ma forse non dà ancora un’idea precisa del tipo di comicità che vuole mettere in campo, che a tratti mi ha ricordato il tono demenziale de I Griffin, a causa delle gag/flashback. Con Bojack vive Todd Chavez, un ragazzo disoccupato di 24 anni che cinque anni primi si è imbucato ad una festa a casa dell’attore e non si è più schiodato dal suo divano. Todd ha l’aria del “fattone”, tuttavia il suo uso occasionale di alcol o droghe non è dovuto alla depressione, come per Bojack. Il giovane, ingenuo e di buon cuore, è quasi una figura pura in un mondo ipocrita e corrotto come quello in cui vive, che non chiede molto alla vita e si accontenta di un’esistenza tranquilla e senza ambizioni. Facciamo anche la conoscenza di Princess Carolyn, una gatta rosa fiera e determinata, ex-fidanzata tira e molla di Bojack nonchè sua agente. Bojack, per risollevare la sua carriera, intende scrivere un’autobiografia, ma non prende seriamente l’impegno, per la disperazione di Pinky Penguin, che punta tutto su Bojack per risollevare la sua casa editrice in crisi. Quindi, dopo le pressioni di Princess Carolyn  e di Todd, Bojack invita ad una festa una ghostwriter proposta dall’editore, Diane Nguyen. Bojack rimane subito colpito dalla bellezza semplice e dall’intelligenza di Diane, che si dimostra a disagio nelle feste, e decide di assumerla. I possibili sviluppi sentimantali della situazione, sono troncati dall’arrivo di Mr Peanutbutter, fidanzata di Diane che è la perfetta nemesi di Bojack: un labrador solare e allegro sempre di buon umore, anch’egli attore di successo in una sitcom “plagio” di Horsin’ Around.
Il secondo episodio (BoJack Hates the Troops) viaggia già su binari ben precisi e la serie assume una propria netta fisionomia; dal punto di vista umoristico e concettuale, i Griffin sono lontani anni luce. Questa puntata offre un esempio di come il nonsense che scaturisce dalla presenza di animali antropomorfi (o umani zoomorfi!) non solo è originale e dosato con cura nel corso dell’episodio, ma in certi casi è inserito sapientemente nel tessuto della trama. A volte assistiamo, nelle inquadrature di raccordo e/o in campo lungo, a uomini/gallo che facendo jogging al mattino presto urlano “wake up!” al vicinato, o a cameriere/mucca che porgono la bistecca al cliente con sguardo truce e accusatorio. In questo caso, Bojack ha un alterco con una foca al supermercato per un’inezia: quest’ultima ritiene di avere diritto su una scatola di muffin che aveva lasciato incustodita per andare in bagno. Infastidito dall’atteggiamento della foca, Bojack compra i muffin pur non volendoli.

Scoppia un caso nazionale, perchè la foca è un veterano della guerra in Afghanistan e, con i media dalla sua parte, sfrutta il proprio ruolo per costringere Bojack a delle pubbliche scuse. Quando la foca compare sullo schermo in uniforme, l’effetto comico è spassoso, poichè la fisionomia della foca – umanizzata in quel modo – ricorda subito un militare sull’attenti.

Episodio quindi interessante e divertente, con accenni all’infanzia di Bojack – tormentata da due genitori che non lo amavano – e con una critica tagliente alla retorica americana che da un lato sventola ideali di pace, libertà e democrazia, dall’altro che “obbliga” l’opinione pubblica ad eroizzare incodizionatamente l’esercito.

In Prickly-Muffin il tema centrale è la sorte che spesso tocca alle baby star – sopratutto femminili – dellla televisione e del cinema. L’industria dell’intrattenimento ne sfrutta l’immagine innocente e tenera finchè sono bambini, poi le ricicla come icone sexy intorno ai vent’anni, per gettarle infine nella spazzatura una volta varcata la soglia dei trenta. E’ la sorte toccata a Sarah-Lynn, la piccola di Horsin’ Around, totalmente corrotta dalla superficialità di Hollywood, che a soli trent’anni, si ritrova ad essere già “roba vecchia”.

Ma è con la quarta puntata (Zoës and Zeldas) che Bojack Horseman inizia a fare sul serio, palesando quello che è il tratto distintivo della serie, il suo marchio di fabbrica: una scrittura riflessiva e profonda che culmina in un finale triste e malinconico, che lascia nello spettatore un sapore acre difficile da rimuovere. In Horsin’ Around, che è il paradigma di ogni commedia televisiva, tutti i contrasti e le difficoltà che sorgono fra i personaggi vengono appianate e risolte nel corso di 20 minuti, con un finale felice e rinfrancante. In Bojack Horseman, accade l’esatto opposto. Le azioni scorrette ed egoistiche dei personaggi – quasi sempre di Bojack – hanno delle conseguenze reali e tangibili, che un “volemose bene” di comodo a fine puntata non potrebbe cancellare. Zelda e Zoe erano i personaggi coprotagonisti della sitcom di Mr. Peanutbutter: due ragazzine gemelle delle quali la prima era solare, allegra e ottimista, mentre la seconda intelligente, cinica, introversa e malinconica. Per tutta la puntata Mr. Peanutbutter, per gioco, non fa che cercare di appioppare l’etichetta di “Zoe” o “Zelda” a coloro che gli stanno intorno. Intanto Todd, sempre vessato da Bojack per essere un buono a nulla e uno scroccone, decide di prendere in mano la propria vita e compone la sua rock-opera. Potrebbe essere la sua grande occasione, perchè un produttore si dimostra interessato ed entusiasta del lavoro di Todd. Purtroppo, il ragazzo nota in un negozio un videogioco del quale era dipendente a prezzo stracciato. Ripiombato nella dipendenza, abbandonerà la sua opera. Nel finale si scopre che è stato tutto un piano di Bojack, che non voleva che Todd andasse via da casa sua e restare così completamente solo. La scena è costruita in modo molto efficace. Diane e Wayne – un suo ex – discutono: Wayne cerca di convincere di Diane che una convivenza fra Zoe e Zelda è impossibile, così come quella fra lei e Mr Peanutbutter e che gli “Zoes” continueranno ad essere cinici ed infelici in qualunque condizione. La conversazione is trasforma in una voice-off, mentre vediamo scorrere le immagini che mostrano come Bojack abbia teso la sua trappola per Todd.

Gli episodi successivi sono dedicati all’approfondimento di Diane (1×05 Live Fast, Diane Nguyen) e Princess Carolyn. La prima torna a casa dalla famiglia in occasione della morte del padre. Una famiglia formata da individui gretti e ignoranti, che, invidiosi dell’intelligenza di Diane, non hanno mai mostrato apprezzamento o incoraggiamento nei suoi confronti. Un altro elemento – una famiglia assente e crudele – che l’accomuna a Bojack. Il fatto che Diane, per scrivere il libro, sia costretta a passare gran parte della giornata con Bojack, crea delle tensioni sentimentali tra i due. Bojack, dal temperamento precipitoso ed impulsivo, cerca di impressionare Diane e si acuisce la rivalità con Mr. Peanutbutter, il quale però non si dimostrerà mai ostile a Bojack, considerandolo un amico (1×06 Our A-Story is a “D” Story). Mentre Princess Carolyn è protagonista in (1×07 Say Anything), episodio in cui dimostra di essere una donna sensibile e vulnerabile, che si getta con determinazione nella carriera per colmare il suo vuoto emotivo e lenire le sofferenze e le delusioni patite nel rapporto instabile con Bojack.

L’ottavo episodio (The Telescope) è un altro di quelli “tosti”. In un flashback, scopriamo i primi passi della carriera di Bojack, da stand-up comedian mediocre al successo di Horsin’ Around. L’evento decisivo è l’incontro con Herb Kazzaz, un giovane comico che scrive il concept della sit-com e lo propone alla rete. Con Bojack come protagonista ed Herb come sceneggiatore, lo show riscuote un successo enorme. Ma Herb finisce sulle prime pagine per uno scandalo – o presunto tale – in cui viene alla luce la sua omosessualità e la rete lo lincenzia per calmare l’opinione pubblica inferocita. Bojack non riesce ad opporsi ai produttori e continua a recitare in Horsin’ Around sebbene avesse promesso ad Herb di abbandonarla per solidarietà. Nel presente, Herb è malato di cancro ed invita Bojack a casa sua, dopo venti anni in cui quest’ultimo non si era mai fatto vivo. Bojack, in grande difficoltà, porta con sè Diane. L’incontro fra i due “ex” amici si risolve in un disastro: Bojack si scusa, aspettandosi la comprensione di Herb, il quale però non vuole perdonarlo per averlo abbandonato come avevano fatto tutti gli altri. Nel finale dell’episodio, Bojack bacia insapettatamente Diane, che però si allontana, respingendolo.

Nel nono episodio (Horse Majeure), le residue speranze di Bojack di riuscire a conquistare il cuore di Diane sembrano definitivamente infrangersi: sebbene la giovane scrittrice provi interesse per Bojack e una certa affinità fra i due sembra evidente, alla fine convola a nozze con Mr. Peanutbutter, che si è sempre dimostrato un compagno leale e premuroso.

La biografia è finalmente pronta (1×10 One trick pony) ma Bojack, già ferito nei sentimenti, non è soddisfatto del suo ritratto tratteggiato da Diane, troppo sincero e diretto e teme che la sua immagine possa uscirne ulteriormente danneggiata. Decide, quindi, di licenziare Diane.

Nell’undicesimo episodio (Downer Ending) Bojack vuole dimenticare le proprie frustrazioni e delusioni e decide di farlo assumendo quante più droghe possible, in compagnia di Todd e Sarah-Lynn. Questo episodio, è il più interessante della stagione dal punto di vista visivo: si tratta di una lunga sequenza del trip di Bojack che dura per quasi tutta la puntata, in cui, tra i clichè d’obbligo in scene psichedeliche e allucinatorie, troviamo molti spunti originali.

 

 

 

 

 

 

 

Todd diventa, intanto, l’autista di Mr. Peanutbutter e nell’ultimo episodio (Later) le menti più strampalate e naif della serie si combinano per dar vita ad idee sconclusionate e bizzarre, come aprire un negozio di Halloween a Gennaio. Non Halloween tutto l’anno, badate, ma solo a Gennaio. Bojack, nella sua affannosa ricerca di un senso nella sua vita e di qualcosa di importante da lasciare ai posteri, fa pressioni ai produttori – con l’aiuto di Princess Carolyn – perchè venga realizzato un film su Secreteriat, un cavallo da corsa morto suicida a 27 anni ed eroe d’infanzia di Bojack. Interpretare Secreteriat diventa il “nuovo” grande obiettivo di Bojack ma, nonostante la grande interpetazione offerta durante il provino, la parte viene data ad Andrew Garfield. Intanto Diane, morsa dalle stesse inquietudini di Bojack, non è soddisfatta della vita superficiale e comoda di L.A. ed è tentata di accettare la proposta di Sebastian St. Clair, ricco filantropo vanesio e narcisista, che si trova in paesi martoriati dalla guerra solo per alimentare la sua immagine eroica. Sebastian vorrebbe che Diane lo seguisse per documantare giorno per giorno le sue imprese e scrivere così un’altra biografia. Andrew Garfiled rimane vittima di un incidente – entra nel negozio di Todd e Mr Peanutbutter e, poichè il pavimento era stato rimosso, precipita nel vuoto – così la regista del film, Kelsey Janning, annuncia di persona a Bojack che il ruolo di Secretariat è suo. Ma nemmeno questo risultato riesce ad appagare l’animo tormentato di Bojack, il quale dopo aver appreso la notizia che avrebbe dovuto renderlo felice va sul tetto, dove trova Diane la quale – dando momentaneamente buca a Sebastian- sarà la “consulente di personaggio” del film e quindi i due lavoreranno ancora insieme.

 

Con una scrittura brillante ed intelligente che esalta la natura profonda e riflessiva della serie, con un assortimento di personaggi interessanti e peculiari, con un umorismo nonsense originale, Bojack Horseman si presenta, già alla prima stagione, come una delle migliori serie animati in circolazione e, in virtù di veri e propri momenti drammatici, certamente come la migliore “dramedy” animata degli ultimi anni.

 

Ennio Pitino