I diavoli e i mostri che popolano i miti e le religioni esistono realmente. Sono i membri della tribù dei demoni: un’ancestrale e blasfema specie, che ha saputo vincere la lotta per la sopravvivenza praticando la fusione con gli altri viventi, acquisendo così capacità incredibili – rafforzate dalla loro innata ferocia e crudeltà. Solo le grandi glaciazioni hanno impedito loro di conquistare il mondo, ibernandoli in un sonno senza risveglio. Oggi però le cose stanno cambiando: se prima solo qualche demone si era riuscito a liberare, generando le leggende degli uomini, lo scioglimento dei ghiacci sta ora liberando tutti i demoni, compresi i più potenti e terribili… l’umanità è condannata!
Solo Ryo Asuka e Akira Fudo, due adolescenti giapponesi, sono a conoscenza di questa realtà. Attraverso un terribile rito tenteranno l’ultima carta: la fusione di un umano con un demone, per possedere i poteri di quest’ultimo e scatenarli contro i suoi stessi simili. Akira si fonderà così con il potente Amon, dando vita a un uomo-diavolo… Devilman, l’ultimo baluardo dell’umanità!

Queste le premesse del leggendario manga horror Devilman di Go Nagai, ispirato (molto liberamente) alla Divina Commedia dantesca ed edito originariamente tra 1972 e 1973. Il grande maestro giapponese, noto a tutti per i suoi super robot (Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Goldrake/Grendizer, Getta Robot, Gaiking e altri ancora), nel suo capolavoro espresse al massimo il proprio nichilismo cupo e apocalittico (parola qui usata assolutamente non a caso…). Il mondo è un luogo di violenza e sopraffazione, dove vige la regola del più forte e il fuoco si deve combattere con il fuoco; posti di fronte ai demoni, gli umani non si mostreranno affatto migliori, e la vicenda svilupperà inevitabilmente verso il disastro. Insomma una storia molto avanti per i suoi tempi, che anticipò tematiche, atmosfere, visionarietà e crudeltà che oggi amiamo parecchio, anche nel cinema nipponico più estremo.

Il successo del manga genererà negli anni vari adattamenti e storie collaterali (spin-off, crossover). Coeva al manga è invece la riduzione animata televisiva, che tuttavia presenta numerose differenze rispetto all’opera originale di Nagai: qui Devilman è un guerriero della tribù dei demoni, che possiede il corpo giovane Akira Fudo – da lui ucciso – per infiltrarsi in messo agli esseri umani e studiarne i comportamenti. Tuttavia l’amore per la bella Miki condurrà l’essere a schierarsi dalla parte del bene e dell’umanità. L’anime di Devilman venne sviluppato per un pubblico giovane e generalista (lo stesso che guardava Mazinga & co.): presenta quindi l’inevitabile struttura a episodi piuttosto autoconclusivi, in cui i demoni attaccano l’(anti)eroe uno alla volta, giusto per non complicargli troppo le cose; e un protagonista dai tratti decisamente meno mostruosi rispetto all’omologo del manga, dalle fattezze quasi supereroistiche e un arsenale di armi in perfetto Mazinga style.

Buffo come per rendere più passabile la storia, con l’anime si sia di fatto ribaltato il rapporto tra dominatore e dominato, finendo con l’eliminare il povero e innocente Fudo e lasciando libero il demone… comunque, il Devilman televisivo, pur nella sua edulcorazione rispetto alla fonte originale, è stata una delle “prime cose horror” viste dalla mia generazione (eh sì, sono vecchio…), e ancora oggi un prodotto tutto sommato piacevolmente weird e visionario.

Venendo a noi, è di questi giorni la notizia che Netflix Japan stia per presentare una nuova serie sul Devilman di Nagai. Notizia che è subito rimbalzata per la rete, e per la quale mi sono preso benissimo pure io. Tuttavia, sul sito Crunchyroll (www.crunchyroll.com) è stata pubblicata la schermata del canale con l’annuncio, ripresa da una pagina Twitter:

Dove si legge chiaramente:

Un demone possiede il cadavere di un ragazzo per fini malvagi. Ma dopo essersi innamorato di una ragazza, il suo cuore cambia. Basato sul manga di culto di Go Nagai.

Netflix è certo sinonimo di qualità, e dall’assenza di immagini e qualsivoglia altra integrazione è lecito pensare sia qualcosa di nuovo e in qualche modo valido (per quanto non si sappia neppure se live o anime). Ma sicuramente, se la trama è quella, nonostante la dichiarazione di chiusura si tratta di un’opera chiaramente basata sull’anime storico e NON sul manga originale. Quindi, salvo plateali errori nella descrizione, l’unica certezza per ora è che – ancora una volta – possiamo mestamente scordarci una qualsiasi riduzione fedele all’originale, potentissimo manga di Nagai. E non è un dato insignificante… mannaggia a lu dimoniu! ^^

Alessandro Bruzzone