Tra Cinema e Pittura” si pone l’obiettivo di dare ai lettori un contenuto che possa stimolare sul piano cinematografico e storico-artistico, analizzando sotto questi due punti di vista delle corrispondenze presenti in scene, sequenze o inquadrature di pellicole le quali si sono ispirate, visivamente o concettualmente, ad opere pittoriche, in aggiunta ad intere pellicole dedicate agli artisti(biopics) attraverso le quali avvicinarsi in maniera più globale sebbene meno approfondita ad essi.


Turner è un film che si concentra sull’ultima parte della vita del pittore William Turner, su quel lungo processo che l’ha portato, col passare degli anni, ad abbandonare un tipo di pittura accademica e canonica per spostarsi verso quello stile che l’ha reso celebre ed il quale è stato, di fatto, il precursore dell’impressionismo.

Attraverso un racconto decorato da diversi aneddoti, e ad un comparto tecnico capace di “colorare” il film delle sfumature e tonalità delle opere dell’artista, Mike Leigh restituisce un ritratto di Turner quale uomo dai modi rozzi e incapace di relazionarsi con gli altri, seppur di animo nobile e puro: emblematica una scena nella quale il protagonista piange, dando l’idea di un grugnito piuttosto che di un vero e proprio pianto, oppure quando si cimenta nel canto in una breve sequenza, di fondamentale importanza per comprendere questo suo aspetto: nobiltà d’animo ma espressa in atteggiamenti rudi.
Come dicevo poco sopra: Mike Leigh con il suo staff conferisce al film un’aspetto che ricorda luminosità dei quadri di Turner, non mancando di ricreare, pedissequamente quasi, alcune opere del pittore rinascimentale: quella della quale parlerò in questo articolo è La valorosa Téméraire.

Autore: Joseph Mallord William Turner(1775 – 1851)
TitoloLa valorosa Temeraire trainata al suo ultimo ancoraggio per essere demolita, 1838(The Fighting Temeraire tugged to her last berth to be broken up, 1838)
Data: 1839
Ubicazione: National Gallery, Londra
Tecnica: Olio
Supporto: Tela
Dimensioni: 90.7 x 121.6 cm

Un dipinto, questo, difficile da interpretare sotto alcuni punti di vista: alcuni storici ancora si interrogano su alcuni dettagli che il pittore ha disseminato sulla tela, sui quali mi soffermerò comunque alla fine, essendo le ipotesi non particolarmente di mio interesse in questo ambito.
Non si parla di un’opera complessa da leggere sul piano formale, dunque sarò breve: un’enorme nave viene trainata da un’altra più piccola, a vapore, su di un fiume(Tamigi), al tramonto.
Messa così sembrerebbe che io stia per parlare di un tipico paesaggio ottocentesco, semplice fermo immagine o racconto di una scena, quotidiana o no, atto ad evidenziare la grandezza e la bellezza della natura, spesso in relazione all’uomo; nulla di tutto ciò. Tuner vuole raccontare qualcosa di preciso, che sta per iniziare e che sta per finire e che tuttavia ancora non è iniziato e non è finito.
Sono molti gli elementi di questo dipinto che saltano all’occhio con particolare prepotenza: una grossa nave sulla sinistra, di colore giallo pallido e bianco, eterea, è uno di questi. Partendo dal presupposto che la luce(ergo il colore) per il pittore è la base e principio di ogni cosa, viene istintivo intepretare la scelta di utilizzare tali colori, decisamente innaturali, per il “corpo” più grande presente nello spazio pittorico. La Temeraire, insieme alla Victory è stata la principale nave combattente nella battaglia di Trafalgar del 1805. Giunta oramai la sua ora viene trasportata da una nave a vapore per essere definitivamente demolita. I suoi colori sono indice quindi di una condizione non più fisica: ci si trova davanti ad un “fantasma“, se mi viene passato il termine. La nave ha ancora gli alberi, uno dei quali portante una bandiera bianca addirittura(non a caso); è impossibile che Turner abbia visto la Temeraire in queste condizioni dal momento che prima della partenza da “casa” essa fu “svestita” di tutto ciò che sarebbe potuto tornare utile(furono utilizzati 5000 querce per la sua costruzione: buona parte di quel legname dunque sarebbe potuto essere riutilizzato).

D’altra parte la piccola imbarcazione, seppur a vapore, non avrebbe potuto in alcun modo trainare un veliero così tanto imponente da sola. Sorge quindi automaticamente un dubbio: William Turner ha volutamente reso il tutto poco realistico? La risposta è sì.
Il pittore dipinge l’opera a 64 anni circa, dopo una lunghissima carriera passata a rappresentare imbarcazioni su imbarcazioni(secondo alcuni più volte dipinse delle navi grazie solamente all’ausilio della sua memoria e della chiarezza delle sue immagini mentali: cosa non da poco), di ogni dimensione e tipo. Lo stesso Sole da lui dipinto è in una posizione totalmente opposta a quella nella quale sarebbe dovuto essere: eppure ciò che si vede nel dipinto è chiaramente un tramonto, non un alba(la nave fu trainata verso Rotherhithe da Sheerness per la sua demolizione, dunque verso Ovest).

Da notare anche il forte contrasto cromatico tra il Sole e la Luna.

È chiaro quindi che l’intento dell’artista non era assolutamente quello di rappresentare qualcosa di visto personalmente e che ritraesse la realtà: i colori e gli elementi del dipinto sono funzionali ad un emozione che vuole far provare allo spettatore, al di là della credibilità della scena. Annullando totalmente il distacco tra il cielo ed il mare(non sono presenti i colori tipici dell’acqua nella parte destra: se ne intuisce la presenza grazie al contesto) tutto viene portato ad un livello superiore nel quale il colore diventa padrone della scena e obbliga l’occhio a percepire il tutto come una grande unità tenuta insieme dal giallo, dal rosso, dal blu, dal viola e dal grigio, e non dai contorni degli elementi rappresentati. Il Sole sulla destra si contrappone alla Luna sulla sinistra(spazio pittorico occupato anche dalla Temeraire): un concetto facilmente afferrabile e che potrebbe riassumere a grandi linee il sentimento principale dell’opera: il passare del tempo.

Il veliero viene trainato dall’imbarcazione a vapore, che con i suoi neri fumi copre gli alberi: il nuovo prende il posto del vecchio, il progresso si affaccia, e William Turner non è poi così contrariato da ciò.

Il passato è passato. Stiamo osservando il futuro. Fumo! Ferro! Vapore!

Un dipinto dunque che mette in risalto “l’arrivo” del futuro ma che allo stesso tempo onora e rende omaggio al passato, tutto ciò esclusivamente attraverso un gioco di luci e attraverso l’umanizzazione delle navi che assumono una valenza quasi di modelle del ritratto dipinto dall’artista. Un paesaggio-ritratto; strano eh? La decisione e la corposità delle pennellate di Turner(seppur le sue opere spesso creino un effetto acquerello peculiare della sua tecnica) sprigiona una forza espressiva unica nel suo genere, raccontando un sole che va dal rosso al giallo al rosa al viola: d’altronde, come viene detto nel film(frase che si dice sia stata l’ultima del pittore prima di morire): “Il Sole è Dio“. Se così è davvero, potremmo dire che William Turner ha saputo dipingere realmente Dio.


Dedico ques’ultima parte alle ipotesi riguardanti rispettivamente la luce che colpisce da destra la Temeraire e i riflessi delle due imbarcazioni.

  • Mentre il Sole colpisce in maniera decisa l’imbarcazione a vapore, la Temeraire sembra quasi non essere influenzata cromaticamente da esso. I colori del veliero non sono modulati e rimangono tali al di là del loro rapporto con la luce circostante. 
  • I riflessi delle due imbarcazioni nell’acqua mettono in risalto una somiglianza nella forma: un altro elemento a sostenere il concetto di “trascorrere del tempo” confermato quasi certamente dall’analisi dell’opera?

Concludo dicendo che ho preferito inserire queste ipotesi nell’articolo perché, a mio avviso, molto interessanti; d’altra parte però non ho mai visto il quadro di persona e non ho altri dati riguardanti queste due “questioni”. Dunque trovo interessante lasciare anche qui i seguenti spunti di riflessione sottolineando nuovamente che, in quanto ipotesi, come tali devono essere trattate.


Leigh insieme a Dick Pope ricostruisce perfettamente il dipinto di Turner cercando, nei limiti del possibile, di restituire la resa cromatica del dipinto(cosa ovviamente impossibile da fare in un film di questo tipo). Principalmente ciò che fa è creare una scena che nel complesso riassuma ciò che ho scritto sopra riguardo il dipinto: Turner insieme a Stanfield e altri, su una barca, vedono la Temeraire essere trasportata verso il suo “ultimo porto”; inizia allora un breve scambio di battute riguardanti questa nave valorosa(fighting, in lingua originale), la quale sarebbe stata “un ottimo soggetto per un dipinto”(Stanfield lo suggerisce a Turner). Un brindisi, in onore della grande nave del passato, e subito dopo un buon proposito per il futuro in arrivo. Leigh dimostra quindi di conoscere molto bene il dipinto in questione e non si limita alla mera presentazione di esso attraverso una ricostruzione cinematografica, ma trova anche il modo di dare allo spettatore un piccolo “aiuto” per intepretare l’opera dando ai suoi stessi personaggi il compito di dare la base per approcciarsi al dipinto.


Nota: il film non mi è piaciuto dunque ci tengo a precisare, per rispetto verso i lettori, che questo non è un articolo volto a consigliare la visione della pellicola a tutti, ma principalmente a chi è interessato al pittore e ha interesse nello scoprire – magari – qualcosa in più su di lui. Il film è girato, a mio avviso, in maniera così canonica e “standard” da perdere totalmente di personalità(a differenza dell’ultimo film del quale ho parlato in questa rubrica, Vincent & Theo, che consiglierei a chiunque al di là del suo grado di conoscenza e interesse del pittore olandese), non lasciando nulla se non qualche aneddoto su Turner.