Purtroppo Stephen King non è noto solamente per essere uno dei più prolifici e importanti scrittori viventi, ma anche per le pessime trasposizioni cinematografiche di moltissimi suoi lavori che certamente non meritavano una fine così agghiacciante. Tra questa marea di insuccessi si scorgono però ogni tanto dei film molto validi, se non veri e propri capolavori. Aspettando il nuovo It, in uscita ad ottobre nelle sale italiane, e sperando che rientri nell’ultima categoria, ecco una Top10 dei migliori adattamenti di opere di Stephen King.

 

10. 1408 (Mikael Håfström, 2007)

Mike Enslin (John Cusack), uno scrittore (dis)interessato al paranormale, decide di trascorrere una notte nella stanza 1408 del Dolphin Hotel, che ha la fama di essere maledetta. Nonostante il direttore del Dolphin Gerald Olin (Samuel L. Jackson) cerchi di dissuaderlo in ogni modo, Mike non si lascia convincere, andando incontro alla verità sulla stanza 1408. Tratto dall’omonimo racconto di Stephen King, 1408 va oltre l’opera dello scrittore, continuandola là dove egli si era fermato, riuscendo a costruire un horror interessante con un buon John Cusack che mantiene costanti l’attenzione e la tensione.

 

9. Cimitero vivente (Pet Sematary, Mary Lambert, 1989)

Quando il gatto di sua figlia Ellie muore accidentalmente, Louis Creed, medico trasferitosi da poco con la sua famiglia in una piccola città del Maine, decide di seppellirlo in un cimitero indiano per ridargli nuova vita. Il gatto tornerà dai suoi padroni, ma non esattamente come prima. Se Pet Sematary è uno tra i romanzi più profondi di King, che tratta argomenti come la perdita dei propri cari e il dolore che ne consegue, Mary Lambert decide di coglierne solo la superficie, confezionando un horror tipicamente anni ’80 dall’ottima fattura, che riesce ad intrattenere lo spettatore grazie alla tensione costante e ad una buona resa visiva.

 

8. Il miglio verde (The Green Mile, Frank Darabont, 1999)

Tra i film presenti in questa classifica, Il miglio verde è sicuramente quello che è riuscito di più a commuovere ed emozionare il grande pubblico, attraverso il racconto degli ultimi giorni di vita di John Coffey (Michael Clarke Duncan), detenuto nel braccio della morte, affiancato da uno splendido Tom Hanks nei panni della guardia carceraria Paul Edgecombe. Una storia senza tempo diretta in modo dolce e sapientemente delicato da Frank Darabont.

 

7. Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie, Brian De Palma, 1976)

Tratto dal primo romanzo in assoluto di Stephen King, Carrie è la prima pellicola realizzata ispirandosi ad un’opera dello scrittore. Certo è che nell’opera di Brian De Palma il soggetto passa in secondo piano, lasciando spazio al comparto stilistico e fotografico. È di certo l’impatto visivo ciò che colpisce maggiormente lo spettatore, accompagnandolo nella lenta discesa della protagonista (Sissy Spacek) verso il tragico epilogo. Da reginetta del ballo a regina di sangue, Carrie consuma tra le infelici mura scolastiche la sua vendetta al neon.

 

6. The Mist (Frank Darabont, 2007)

Scritto e prodotto dallo stesso Darabont, The Mist, tratto dal racconto La nebbia appartenente alla raccolta Scheletri, è già il terzo film del regista tratto da un’opera di King, dopo Le ali della libertà e Il miglio verde. E neanche qui Darabont si smentisce: la pellicola conferma ancora una volta come il regista sia uno dei pochissimi che riesce a gestire in modo eccelso le opere dello scrittore statunitense. Nonostante la trama da tipico monster movie americano, la pellicola riesce a portare lo spettatore in uno stato di tensione crescente e culminante nel finale cupo e straziante, non presente nel racconto di King ma bensì ideato dal regista.

 

5. Misery non deve morire (Misery, Rob Reiner, 1990)

L’ossessione diventa pericolosa e violenta nel film di Rob Reiner, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1987. Si può ragionevolmente pensare che il film non sarebbe stato lo stesso senza l’interpretazione magistrale di Kathy Bates, che da sola basta a reggere quasi due ore di pellicola senza che lo spettatore distolga per un attimo gli occhi dallo schermo. La sua Annie, calma e terrificante, ha incontrovertibilmente segnato l’immaginario del cinema horror.

 

4. L’ultima eclissi (Dolores Claiborne, Taylor Hackford, 1995)

L’orrore non è sempre da ricercarsi nel sovrannaturale, ma anzi spesso ciò che ci fa più paura risiede proprio dentro di noi. Tratto dal romanzo Dolores Claiborne, il film riesce a commuovere e straziare lo spettatore mediante il racconto delle vite di Dolores e sua figlia Selena, e del loro rapporto ormai distrutto da anni di tragedie e abusi familiari. Hackford dirige con grande maestria una pellicola potentissima e disarmante, sorretta in gran parte dalle magistrali interpretazioni di Kathy Bates e Jennifer Jason Leigh.

 

3. Stand by Me – Ricordo di un’estate (Stand by Me, Rob Reiner, 1986)

Ispirato al racconto Il corpo incluso nella raccolta Stagioni diverse, Stand by Me racconta di un viaggio intrapreso da quattro ragazzi verso il corpo privo di vita di un loro coetaneo, ma anche, e soprattutto, verso l’età adulta, le paure e i timori che ne conseguono, sia per la perdita della propria condizione di adolescente che per la perdita dei propri amici d’infanzia, le cui vite si separeranno inevitabilmente. Ed è lo stesso spettatore ad essere compagno di viaggio dei protagonisti, condividendo i loro momenti di gioia e le loro paure, le loro insicurezze e incertezze verso un mondo a loro sconosciuto, ma quanto mai prima di allora vicino.

 

2. Le ali della libertà (The Shawshank Redemption, Frank Darabont, 1994)

Tratto dal racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank (incluso nella raccolta Stagioni diverse), il film narra la vita di Andy Dufresne (Tim Robbins), condannato a due ergastoli per l’omicidio di sua moglie e del suo amante, nel carcere di Shawshank. Accanto a lui l’amico ergastolano Red (Morgan Freeman), al quale è affidato il compito di narrare la storia. Darabont ancora una volta, coadiuvato da un eccellente cast, riesce a trarre dall’opera di King una pellicola straordinaria, destinata a rimanere tra le più amate e celebrate della storia.

 

1. Shining (The Shining, Stanley Kubrick, 1980)

Alfred Hitchcock, nel libro/intervista di François Truffaut Il cinema secondo Hitchcock, afferma che un romanzo, per essere un buon soggetto per un film, non deve essere di per sé un capolavoro, perché altrimenti quel soggetto avrebbe già raggiunto la sua forma compiuta. È sicuramente questo il caso di Shining, film di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Appunto l’opera di King non è sicuramente da considerarsi tra le sue migliori, e la fama di cui gode è in gran parte dovuta alla pellicola ispiratasi ad essa. Kubrick stravolge completamente il romanzo, sia nella trama che, soprattutto, nell’atmosfera, riuscendo, al contrario dello scrittore, ad ottenere un senso di inquietudine costante che pervade l’intera opera. Il labirintico capolavoro di Kubrick si impone quindi fermamente come il miglior film tratto dai romanzi di King, probabilmente aiutato anche da un soggetto sì buono, ma mediocre in confronto alle altre opere dello scrittore.