La paura per l’ignoto, la diffidenza verso ciò che è diverso ed estraneo, l’istinto di autoconservazione che va oltre qualunque convenzione morale: questi tre elementi così radicati nell’animo umano, se ben mescolati, garantiscono la buona riuscita di un film horror, come i maestri del genere – Carpenter e Romero su tutti – hanno ampiamente dimostrato con i loro classici. Ma Trey Edward Shults, il giovane regista e scrittore di It comes at night, fa sua questa lezione dei grandi maestri a tal punto da permeare di incognite e di misteri l’intera opera: la sceneggiatura è ricca di volute e calcolate zone d’ombra, la regia lascia molto spazio al non detto, al non visto. Lo spettatore non sa più di quanto sappiano i personaggi. Sappiamo che un viurs letale e misterioso sta decimando l’umanità, costringendo i pochi sopravvissuti a vivere isolati gli uni dagli altri, in case sigillate e situate in luoghi impervi e solitari. Ma non sappiamo se si è diffuso su tutto il globo. Non sappiamo quante persone sono morte. Sopratutto non ne conosciamo l’origine, la causa. Nessun clichè da film post-apocalittico ci verrà in soccorso: nessun telegiornale darà notizie, nessuna voce narrante spiegherà la genesi della catastrofe, nessuna ripresa panoramica renderà chiara l’entità del disastro.

Paul, Sarah e il loro figlio adolescente Travis vivono in una casa nel bosco, senza acqua corrente nè elettricità. Paul è un ex insegnante che cerca in tutti i modi di dare una vita tranquilla alla moglie e al figlio, imponendo a loro delle regole ferree; spostarsi solo in coppia, con maschere antigas e mai di notte, mangiare insieme due volte al giorno, e per entrare e uscire di casa solo attraverso la porta rossa. L’elemento esterno, l’intruso non tarda a palesarsi: un uomo irrompe in casa, ma viene subito catturato da Paul e legato ad un albero. Will -questo il nome dell’estraneo – cerca di convince Paul delle sue buone intenzioni e alla fine lo persuade ad accoglierlo in casa insieme al figlioletto Andrew e alla giovane moglie Kim, la bellezza della quale non lascerà indifferente Travis.

L’armonia che il nuovo e può numeroso gruppo sembra aver raggiunto non può che essere momentanea. Sappiamo che sotto la superficie la diffidenza e la paura sepreggiano senza posa in quanto il regista è abile nel costruire la tensione e l’angoscia per tutta la pellicola, anche nei momenti apparentemente distensivi e sereni. La fotografia fredda e desaturata, i movimenti di macchina lenti e calcolati, le atmosfere cupe e claustrofobiche della casa, al contempo rifugio e tomba dei nostri protagonisti, non lasciano dubbi sul fatto che qualcosa sta per accadere. Le sequenze oniriche, che mettono in scena i ricorrenti incubi di Travis, accrescono il senso di insicurezza e di pericolo. E’ la minaccia esterna – di cui non sappiamo quasi nulla- che incombe su Paul e la sua famiglia che ha faticosamente tenuto in vita nell’isolamento più totale o i nuovi arrivati nascondo un segreto? Forse sarà proprio la mancata fiducia di Paul il vero pericolo? Cos’è che arriva di notte?

Una menzione particolare meritano gli attori che, in un film con pochissimi dialoghi, hanno saputo restituire in maniera credibile e concreta le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi. Si distingue in particolare Joel Edgerton nel ruolo di Paul, il quale è evidentemente a suo agio nel thriller psicologico, dal momento che aveva offerto un’ottima interpretazione in The Gift – film scritto e diretto dallo stesso Edgerton – nei panni di “Gordo”, personaggio complesso e sfaccettato.

It comes at night è un film dall’anima classica che attinge a piene mani da Romero, da Carpenter e anche da Mario Bava e che riesce allo stesso tempo ad essere innovativo, svecchiando il sottogenere post/apocalittico con l’immissione di nuovi elementi e restituendo ossigeno al cinema horror statunitense che boccheggia da anni fra remake scadenti di capolavori stranieri o del passato e soggetti scialbi e stantii. Un film d’atmosfera, di sensazioni, un film d’attesa. Se vi aspettate jump scares o altri espedienti dell’horror mainstream tenetevi alla larga da It comes at night.

Ennio Pitino