CHIAMATA PER TUTTI GLI AMANTI DI FILM PSICOPATICI!

Sei per caso un amante di film PAZZI o DEVIATI? Magari sei stanco di leggere sempre le stesse TOP TEN di titoli datati come Shining, Psycho o Misery non deve morire? O semplicemente ne hai visti talmente tanti da volerne VEDERE ALTRI? Sì, ti capisco!  Ecco perchè ho stilato una lista di 7 FILM PSICOPATICI di nicchia risalenti agli ultimi 5 anni che spero possano soddisfare la vostra sete di buon CINEMA PSICOPATICO.

 

NO. 1 IL SERIAL KILLER

MANIAC (2012)

Nel 2012, la fisicità minuta di Elijah Wood si presta inaspettatamente per il ruolo principale del remake di Maniac, in totale antitesi con quella grezza di Joe Spinell del film del 1980 e giustifica la riscrittura del personaggio del serial killer protagonista: Frank, infatti, non più è solo un misogino tormentato dallo spettro degli abusi materni, ma anche un artigiano di manichini e frequentatore di siti d’incontri per adescare le proprie vittime, un predatore sociopatico in una città sporca e terrificante durante le lunghe ore notturne.L’abbandono dello stereotipo del maniaco fisicamente brutto-e-cattivo permette alla trama del nuovo Maniac di elevarsi rispetto all’originale e di assumere caratteristiche psicologiche più disturbanti: per esempio, non fa più leva sulla quantità di armi con cui Joe Spinell massacra le proprie vittime, non più sulla sua faccia butterata e sulla sua forza bruta, ma predilige l’azzurro glaciale degli occhi di Elijah Wood e la mostruosità omicida che nasconde dietro di essi.Nonostante le ambientazioni sporche e desolate à la Hopper dell’originale tendano a disperdersi a vantaggio di inseguimenti tachicardici, la regia del Maniac del 2012 si diletta nell’espediente narrativo della prospettiva in prima persona, mai tediosa ma tanto raffinata da non trasformare la visione del film in un gameplay; grazie anche alla colonna sonora ammaliante, che cerca la gloria nei titoli di testa molto simili a quelli di Taxi Driver, il Maniac con Elijah Wood rapisce e disturba quanto basta per scavalcare l’originale.

 

NO. 2 LO SCIACALLO

NIGHTCRAWLER – LO SCIACALLO (2014)

Da dove vengono le riprese di incidenti, quelle crude e piene di sangue, girate evidentemente a pochi minuti dall’accaduto, che affollano i telegiornali? E quanto sono disposte a pagare le emittenti televisive per averle? Abbastanza da attirare la curiosità di Lou Bloom, un ladruncolo di reti metalliche e biciclette determinato a sollevare la propria condizione sociale a discapito di quella morale. Fornito di una cinepresa, di un assistente sottopagato e del proprio disgustoso arrivismo, si tuffa a capofitto nel mondo degli operatori camera freelancer: le sue inquadrature non risparmiano né sangue né vittime, soprattutto quando il mercato televisivo risponde alla richiesta di un pubblico assetato di tragedia.Jake Gyllenhaal ha già avuto modo di dimostrare di essere un fenomeno, ma qui… qui ha dimostrato di essere capace di molto di più: lo sciacallo mediatico di cui veste i panni è unto e sciroccato e i suoi occhi sparati fuori dal cranio bucano lo schermo e i suoi zigomi proiettano ombre più lunghe di quelle in cui si nasconde, tanto da testimoniare che il famoso detto secondo cui “l’abito non fa il monaco” dovrebbe recitare esattamente il contrario.Lungometraggio d’esordio di Dan Gilroy, Nightcrawler è un dramma disincantato, dalla trama matura e dal finale profondamente amaro, composto da una regia ricca di adrenalina, di corse in macchina e piani sequenza tachicardici e da una colonna sonora profonda come la notte in cui lo spettatore è invitato ad addentrarsi.

 

NO. 3 L’INNAMORATO

THE VOICES (2014) 

Nel 2014 il Festival Cinematografico di Sitges propone The Voices, seconda perla più preziosa di Marjane Satrapi dopo Persepolis. La scelta del cast fa pensare ad una commedia romantica: infatti ci sono Ryan Reynolds che è il tipico belloccio, Gemma Arterton che è la bomba sexy e Anna Kendrik che è la ragazza della porta accanto. Ma, dato il tempo ai titoli di testa di scorrere, non ci sarà alcun dubbio sulla natura macabra e disturbata del film.Jerry è un magazziniere tranquillo e sempre sorridente, dedito al proprio lavoro, alla solitudine e ai suoi due migliori amici, il cane e il gatto che lo aspettano a fine giornata in appartamento. La sua schizofrenia pericolosamente latente viene risvegliata dall’amore non ricambiato per la bella collega inglese e, in una notte piovosa, lo instrada all’omicidio seriale. La performance di Ryan Reynolds non avrebbe potuto stupire di più, così delicata e meticolosa: la sua camminata è impacciata, come quella di un mostro di Frankenstein in un prato di margherite, e gli attacchi di schizofrenia gelano il sangue per la loro efferatezza, nascosti così a fondo nel suo personaggio da venir quasi dimenticati fino a metà film.La regia è un connubio tra la fotografia patinata da film romantico e quella cruda e buia da film dell’orrore, culminante con l’allegoria amara della vita dei titoli di coda; il tocco femminile di Marjane Satrapi plasma i protagonisti di The Voices con delicatezza, assicurandosi dello spessore emotivo di ciascun personaggio secondario e appoggiandosi ad una sceneggiatura molto originale, dai dialoghi freschi e sinceri.

 

NO. 4 THE WEIRDO

THE GIFT – REGALI DA UNO SCONOSCIUTO (2015)

Simon e Robyn sono appena arrivati in città e Gordo, ex compagno di classe incontrato casualmente durante gli acquisti, dà loro il benvenuto con regali lasciati sull’uscio della casa nuova. Inizialmente, i suoi doni e le sue visite sono ben accetti, finché tra Simon e Robyn si fa largo  il sospetto che le sue attenzioni siano dettate da un tornaconto personale.Joel Edgerton, oltre a dirigere, scrivere e produrre l’opera, delinea un personaggio così insidioso la cui assenza sullo schermo è palpabile quanto la sua presenza: Gordo è lo psicopatico più temuto nell’immaginario comune, ovvero il vicino della porta accanto, quello che sa dove abitate e che non vi farà sentire mai al sicuro nemmeno tra le mura domestiche. Non a caso, la regia si concentra argutamente sulla villa moderna di Simon e Robyn: le lente carrellate lungo i suoi corridoi ne colgono elegantemente la vacuità, grazie anche alla colonna sonora composta di violini stridenti e di riverberi.Il debutto registico di Joel Edgerton è, in poche parole, un home invasion psicologico raffinatissimo per cui né sangue né violenza sono necessari e di cui certamente Hitchcock sarebbe andato fiero (spiegone finale a parte).

 

NO. 5 THE TEENAGE CANNIBAL

RAW – UNA CRUDA VERITà (2016)

Alla St. Exupéry le matricole di veterinaria vengono sottoposte a riti d’iniziazione depravati, che comprendono docce di sangue animale e shot alcolici accompagnati da stuzzichini di reni di coniglio; Justine si trova catapultata in un mondo ostile e vorace, a differenza di quello confortante e vegetariano della propria famiglia. Lo stress universitario, la scoperta del sesso ma, soprattutto, i nuovi appetiti carnivori le faranno capire a quale ramo della catena alimentare davvero appartenere.L’esordio di Garance Marillier nei panni di Justine è indimenticabile, non solo per l’indiscutibile bravura dimostrata ma soprattutto per la mostruosità del personaggio stesso: le turbe adolescenziali vengono proiettate su disturbi alimentari che mettono in discussione l’umanità della protagonista, trasformandola fisicamente e caratterialmente.Lo scalpore sollevatosi al TIFF, causato dallo svenimento di alcuni spettatori durante la proiezione in sala, non rende giustizia all’eleganza visiva e concettuale di Raw, facendolo passare per un film dissacrante e scevro di contenuti. E il potentissimo finale è capace di zittire il vegetariano più radicale, svilito dal climax a cui l’ideale della protagonista ascende. Infatti, domandare alla regista Julia Ducournau se sia una vegan hater sarebbe come domandare a Quentin Tarantino se sia misogino.

 

NO. 6 LA CACCIATRICE

PET (2016)

La prima mezz’ora di Pet potrebbe far credere che lo psicopatico numero 6 di questa lista sia Seth, inserviente di un canile, affetto da disturbi ossessivo-compulsivi e manie persecutrici dettate da un affiatamento amoroso non corrisposto. Mai nessuna lettura di un personaggio principale è risultata più sviante. La bella Holly, per cui Seth perde la testa, infatti, ha qualcosa da nascondere: durante i lunghi tragitti in autobus che la scortano a casa, in una periferia degradata, confessa al proprio diario segreti indicibili, di cui Seth entrerà a conoscenza.Torna il sociopatico dal capello unto, dalle occhiaie profonde e dal fisico emaciato già visto in Nightcrawler e, perché no, anche in Maniac, ma appioppato allo psicopatico sbagliato; Dominic Monaghan, a cui il personaggio di Seth calza a pennello, sancisce il proprio ritorno sul grande schermo in modo più che dignitoso, con una performance minuziosa e tormentata, curata fino all’ultimo tic nervoso. Non si può dire lo stesso di Ksenia Solo, la cui interpretazione scade in una già vista femme fatale che non raccapriccia come dovrebbe.Se la regia non si distingue per originalità, lo fa la sceneggiatura, premiata al Festival di Sitges nel 2016, grazie alla quale Pet colpisce per il rovesciamento di una trama apparecchiata come un torture porn ma che svolta in una malata love story.

 

NO. 7 IL CACCIATORE

HUSH – IL TERRORE DEL SILENZIO (2016)

Come anticipa il sottotitolo italiano, Maddie, scrittrice sordomuta, non ha mai temuto il silenzio quanto la notte in cui viene braccata in casa da un serial killer; il primo scambio di sguardi tra vittima e carnefice sancisce l’inizio di una lunga notte di palpitazioni dentro e fuori la casa della protagonista, in un claustrofobico home invasion che lascia presto intendere che Maddie è tutt’altro che una preda facile.La bestialità del killer, dietro la cui maschera si cela il volto di John Gallagher Jr., si manifesta nella freddezza con cui perseguita le proprie prede, con cui ne studia i comportamenti, interessato alle loro reazioni umane come se non le avesse mai provate. Le sue armi concernono il tema della caccia medievale, nuda e cruda, e il suo territorio spazia nel buio del bosco, nelle cui ombre si insidia e attende. Purtroppo, il profilo psicologico dell’assassino non si cura di fornire spiegazioni né sul suo operato né sulle sue turbe mentali e, di conseguenza, la performance di John Gallagher risulta piatta e dimenticabile.Nonostante la tematica appetitosa della protagonista sordomuta, Hush abusa senza ritegno degli stereotipi della home invasion e la scusa del killer, secondo cui non arriva MAI il momento giusto per entrare in casa, non ne giustifica del tutto la durata. Ma è solo dopo questi 80 minuti di palpitazioni e di silenzi che riuscirete a tirare il fiato.