Allora gente, come lo state passando questo Halloween al cinema? Male? I remake non vi aggradano e preferite passare a qualcosa con più sostanza? Più che giusto, ma cosa? Beh, se siete tra i tanti che si ritrovano indecisi e dubbiosi sino all’ultimo minuto, con la testa che è alla ricerca della soluzione tra quel film, l’altro film, quello che vi hanno consigliato o l’altro film ancora, potete comunque ottimizzare il lavoro con una bella colonna sonora.

Cominciamo subito con qualcosa di livello ma che per la nostra ricerca può rivelarsi fondamentale. La cover di Sweet Dreams di Marilyn Manson, probabilmente una delle più famose cover della storia del genere è vero, ma il video è meno noto ai più nonostante le visualizzazioni a sei zeri. Estratto da Smells Like Children del 1995, il brano ha preso parte alla colonna sonora di alcuni film, ma personalmente posso assicurarvi che il video è superiore ad ognuno di loro. Chiariamoci, non c’è nulla di eccezionale, nessuna storia, nessuna logica nei movimenti degli artisti, nessuna fotografia degna di nota, insomma nulla. Eppure è questo nulla che mischiato al degrado e alla follia che si respira che rende un effetto “film underground voltastomaco” percepibile a pelle. Non mi stupirei se sapessi che il regista Dean Karr (immenso maestro del videoclip ricordiamolo), si fosse ispirato ad una pellicola che fa parte della nostra classifica.

Allontaniamoci dal degrado per atterrare nell’eleganza del videoclip dei Ghost Year Zero. Carne cruda, vino rosso e patti col diavolo in un bianco e nero per nulla disturbante ed inquietante. Potremmo riassumerlo così, sopratutto per quel bianco e nero che, così come il brano, riesce a farti vedere la situazione come un devoto di “Asmodeo” e ascoltando il testo in relazione alle immagini, che il regista Amir Chamdin ci mette davanti, ti fa venire voglia di rivederci più film possibili sul tema. Bella potente è la scena del “patto”, dove le cinque donne vestono da Nameless Ghouls (gli artisti mascherati della band). Degni di nota sono sono i riflessi deformati negli specchi delle seguaci di Papa Emeritus II, davvero molto rappresentativi di ciò che sta per succedere.

Sino ad ora siamo stati troppo tempo negli Usa, torniamo in patria, dove troviamo cosa? Gli Usa. Non Sopporto di Salmo, Nitro e Jack The Smoker è uno dei video che l’artista sardo ha dedicato al cult del cinema di genere e non. Dal soggetto degno di un horror degli anni 80′ alla finezza della camera 237. Ammetto che alcune scene possono sembrare forzate ma è dovuto solo allo spirito di una fedele riproduzione dei film di genere, nel complesso i registi Niccolò Celaia & Antonio Usbergo hanno fatto davvero un buon lavoro.

Beh, da un cult all’altro, potevamo farci mancare questo? Vuoi per terrorizzare un po i più più piccoli, vuoi per rivivere i momenti di gloria vuoi per allargare un po la propria cultura musicale, c’è sempre un buon motivo per rivedersi Thriller di Micheal Jackson. Più che un videoclip è un vero e proprio corto, con una vera sceneggiatura e dei plot twist che per l’epoca non erano poi così scontati. In effetti non è pessimo neanche per i giorni nostri, contrariamente all’immaginario collettivo non è invecchiato malissimo, almeno non più di molte pellicole dell’epoca. Il video fu diretto da John Landis, e vorrei anche vedere vista l’enorme produzione che c’era dietro e anche al fatto che il suo film Un lupo mannaro americano a Londra ispirò il corto.

Chiudiamo il discorso come lo abbiamo aperto, col Reverendo. Se è vero che un po tutti i suoi video seguono un certo stile e finiscono per farci rispondere a loro negli stessi modi, bisogna anche dire che alcuni hanno qualcosa in più degli altri, uno di questi è sicuramente Coma White. E nel giorno dei morti come non potremmo nominare un video a tema Dia de los muertos. Coma White musicalmente oltre ad essere la perla di Mechanical Animals è uno dei video che ha dato più scocciature alla band, e guardandolo potete immaginare il perché. Il regista Samuel Bayer inscenando in quel modo l’assassinio di Kennedy e facendo interpretare a Rose McGowan la First Lady, con quella fotografia che resta uguale ma cambia da colori caldi a freddi a seconda del punto di vista, rende perfettamente l’atmosfera che l’ascoltatore più avvezzo al genere può sentire ad un primo ascolto. confermando esteticamente la sensazione che suscita il brano.

di Cristiano Arturo