Si è da poco conclusa la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, anche quest’anno ospite nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica e ricca di un calendario che tra film e ospiti ha trovato il suo lieto respiro di puro cinema.
Un soffio che si è rivelato problematico nella sua resa logistica, riportando importanti falle gestionali spesso elemento di frustrazione nei partecipanti ma che non hanno determinato un difetto nella resa dell’evento, aprendo nuovamente al grande spettacolo e alla notevole portata di quella che è, a tutti gli effetti, una ‘Festa’ del cinema.

Complicazioni modulari a parte, abbiamo assistito ad un’entusiasmante portata di eventi che hanno visto i nomi di grandi protagonisti, da Paolo Taviani con Luca Marinelli, al francese Eric Toledano, fino agli iconici Ian McKellen e David Lynch passando per il carismatico Jake Gyllenhaal.

I fratelli Taviani si presentano in selezione ufficiale con Una questione privata, adattamento del capolavoro letterario di Beppe Fenoglio che ci racconta una travagliata storia d’amore nella cornice di un’Italia dominata dal fascismo. Una ‘questione’ però, quella politica, che per Paolo Taviani è tutt’altro che privata e pienamente in gioco: il rischio di un ritorno a determinati frangenti estremisti è sempre in atto e, oggi più che mai, il fascismo si instaura in un piano latente che deve generare l’indignazione più totale. Un elemento, la denuncia, che i Taviani hanno sempre saputo collegare all’arte cinematografica e che oggi trova nuova linfa con il volto del giovane e straordinario Luca Marinelli. Ma il rapporto politico non è il solo elemento che li contraddistingue, come ci conferma Paolo Taviani: “Quando si parla di film è importante capire che noi pensiamo molto allo spettacolo, ci piace e lo amiamo in ogni sua minima fase.” e continua “Al di là di tutto, è importante parlare di cinema senza dover per forza sviare in altre tematiche. Il libro di Fenoglio è straordinario, ci siamo catapultati in esso e abbiamo deciso di tradirlo per farne un film“.

E di spettacolo e politica si occupa anche Kathryn Bigelow con lo straordinario Detroit, pellicola ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967: tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite. La rivolta successiva portò a disordini senza precedenti constringendo così ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell’ignobile giorno di cinquant’anni fa. Uno degli episodi più sanguinosi della moderna storia americana che riporta a un presente quantomai attuale e che la Bigelow dipinge con incredibile forza emergendo, ancora una volta, come figura centrale del panorama cinematografico mondiale.

Un carisma che ritroviamo, su tutt’altro piano e tematica, anche in Stronger con la decisa interpretazione di Jake Gyllenhaal (foto di Tullia Galzerano). Diretto da David Gordon Green, la pellicola racconta la vera storia di Jeff Bauman, un uomo comune la cui vicenda ha appassionato il mondo intero e lo ha reso un simbolo di speranza dopo l’attentato del 2013 durante la maratona di Boston. Il percorso eroico e profondamente personale di Jeff, esemplarmente riportato nella performance di Gyllenhaal, mette alla prova i legami familiari, definisce l’orgoglio di una comunità e gli dà il coraggio per superare le straordinarie avversità mentre tenta di ricostruire la sua vita al fianco della compagna Erin (Tatiana Maslany). Un set che per l’attore si è rivelato un grande percorso formativo che lo ha portato a riproporci il suo talento con una nuova prova degna di totale merito.

Carisma e determinazione sono elementi predominanti che, con ironia e forte verve, danno pregnante impronta a I, Tonya di Craig Gillespie. Protagonista una più che mai talentuosa e folgorante Margot Robbie nel ruolo di Tonya Harding, pattinatrice divenuta nota nel 1994 per uno dei più grandi scandali sportivi nella storia degli States, la celebre atleta finì infatti su tutti i giornali con l’accusa di essere responsabile dell’aggressione alla rivale Nancy Kerrigan. Un film che esprime con linguaggio sfrontato e irresistibilmente divertente il complesso personaggio di Tonya, il rapporto conflittuale con una madre aspra e dura e la violenta storia d’amore con l’ex marito Jeff Gillooly.

Ironia che diviene piacevole e raffinata commedia nelle mani di Eric Toledano e Olivier Nakache, registi dell’amatissimo Quasi amici che tornano in sala con il loro ultimo lavoro C’est la vie!. Con sguardo irriverente Toledano e Nakache aprono uno sguardo sulla contemporaneità della società francese che si amplia ad un contesto universale attraverso la storia di Pierre ed Elena alle prese con la magia di un matrimonio che deve essere assolutamente perfetto e che, a causa di bizzarri e poco professionali organizzatori, prenderà pieghe ben diverse e dalle risate assicurate.


Una commedia drammatica dal sapore contraddittorio è quella di Richard Linklater con il suo Last flag flyng. Con una tripletta stellare nei nomi di Bryan Cranston, Steve Carrell e Laurence Fishburne la pellicola ci racconta la storia di tre amici, reduci del Vietnam, che si incontrano di nuovo dopo trent’anni per dare degna sepoltura al figlio di uno dei tre, un giovane marine rimasto ucciso nella guerra in Iraq. In un viaggio verso la East Cost per riportare il ragazzo a casa, i tre ricordano il loro passato componendo un mosaico di memorie comuni e riflessioni sul passare del tempo. Linklater mette in scena un racconto potenzialmente ricco ma che trova enormi falle nella sua stesura, non riuscendo a colpire un punto ben strutturato ma perdendosi in congetture fini a se stesse che non catturano dando solo l’impressione di un’occasione persa, a seguito di un cast eccezionale e tanto eccezionalmente sprecato.

A portare un grande sorriso sui nostri volti ci pensa l’iconico e sempre verde Ian McKellen che, in occasione della presentazione del documentario sulla sua vita Playing the part, ci accompagna in uno spaccato della sua esistenza e le problematiche derivanti da un’omosessualità dichiarata nel 1988, in un clima che per anni lo aveva ‘costretto’ a tenere nascosta questa parte della sua vita privata: “Dichiararsi omosessuale è la scelta migliore, permette di migliorare la vita perchè si smette di mentire. Io confessandolo sono migliorato anche come attore, ma non è semplice, le difficoltà sono tante, ci sono genitori anziani, la paura di essere discriminati negli uffici, nella politica temendo di non raccogliere voti. Il lato positivo è che i ragazzi hanno più facilità a fare questa scelta e venire allo scoperto, io l’ho fatto tardi, quando avevo 49 anni”. Ma il grande McKellen ha molto da dire sul cinema, arte del “rivelare” e non del nascondere: “Un attore si rapporta con il personaggio che interpreta per permettergli di prendere vita. Al teatro si discute, si prova e poi arriva il pubblico. Al cinema il pubblico è un altro personaggio, così come è un personaggio la cinepresa, di cui gli altri attori devono avere rispetto. Io ho debuttato a 13 anni, non ho studiato teatro, ho imparato facendo. Adesso sarei interessato a recitare in qualcosa di nuovo e difficile da interpretare, che mi darebbe una carica di adrenalina, ambizione ed aumenterebbe la dipendenza dal regista”. E aspettando di ammirarlo in un prossimo ruolo (forse un musical? come lui stesso accenna pur ammettendo di non saper cantare), compiacendo la richiesta di un fan, McKellen torna con la mente al suo Gandalf de Il signore degli anelli sfoderando una breve e strabiliante interpretazione al grido di “You shall not pass!”.

La nostra conclusione si affaccia su uno dei volti più attesi di questa edizione, parliamo del regista David Lynch che con la sua sola presenza, pacata e riflessiva, riesce a mandare in visibilio un pubblico particolarmente innamorato della sua settima arte. Noto per la dedizione al campo della meditazione, il regista ci spiega la sua particolare visione dell’arte e della vita stessa: “Il campo unificato crea tutto ciò che esiste compreso lo spazio e il tempo. È un campo magico, è la totalità, la fonte, il regno dei cieli, lì si trova l’intelligenza sconfinata, l’amore, la pace e la creatività. Questo campo è all’interno di ogni essere umano e ci si può accedere con la meditazione trascendentale. Il mondo è davvero pieno di negatività e di stress che schiacciano il tubetto delle idee. La meditazione permette di aprire la porta della creatività. Quando la Bibbia dice ‘conosci il regno dei cieli e tutto il resto sarà dato’ quel resto è la totalità di cui parlo io e che è un diritto di tutti gli uomini. Gli uomini sono degli esseri meravigliosi con una potenzialità insita immensa e dovrebbero essere essere felici, sempre”. Un aspetto che tiene particolarmente a smentire è il mito dell’artista depresso e preda delle fatiche esistenziali: “È necessario che l’artista comprenda la sofferenza e la negatività, ma non che la provi. La depressione porta la gente a non alzarsi dal letto, non può rendere creativi“. Non manca una riflessione sulla complessità del cinema come industria e l’ingerenza sempre più concreta della serialità come nuovo stemma produttivo, al quale lui stesso si è dedicato con Twin Peaks e che sostiene nell’apprezzamento di contenuti come Mad Men e Breaking Bad: “I film sembrano essere davvero nei casini, sempre meno gente va al cinema e se ci va lo fa per vedere gli action movie. È una fortuna che ci sia la tv via cavo che da spazio al cinema d’autore. E la serialità è affascinante, il fatto che le storie possano scorrere all’infinito. L’unica pecca sono suono e qualità delle immagini che sono meno buoni”. Ma il genio emerge in tutta la sua spontaneità in risposta ad una domanda scomoda e veramente fuoriluogo quando gli si chiede di esprimere un parere circa il caso Wenstein e lo scandalo sessuale che sta emergendo nel cinema, non mancando di specificare un ipotetico timore in Lynch per un possibile coinvolgimento nella vicenda.. la risposta? Un semplice ed inequivocabile “Stay tuned!” accompagnato da un mega sorriso. E l’ovazione ha destabilizzato ogni atomo della sala.