Go Nagai e la Toei me l’hanno fatta. Da Mazinga Z Infinity, film d’animazione per festeggiare i 50 anni di carriera del Maestro, non mi aspettavo in realtà molto. Visivamente interessante, certo… ma data la scarsa propensione di Nagai per una continuity forte, non credevo troppo neppure alla storia del sequel.
Del resto Mazinga Z è stato già ripreso e riletto più volte; con il precedente significativo del sequel-remake Mazinkaiser (2001), nel quale le vicende già viste nelle serie Mazinga Z e Il Grande Mazinga, sono state rielaborate profondamente per fare spazio al nuovo, pompatissimo robot del titolo. (Breve digressione: particolarmente detestabile il ruolo lì attribuito al Grande Mazinga, una spalla in piena ombra.)
E invece… sorpresa delle sorprese, Mazinga Z Infinity è davvero un sequel “coerente”, molto fan friendly (forse persino troppo), dei due “Mazinghi” originali. Di più: il film di Junji Shimizu spaccona di brutto, mirando ad essere una summa dell’animazione shonen, sull’impianto di una storia all’insegna dell’ottimismo progressista. Ci riesce efficamente? Insomma…

 

MAZINGA Z INFINITY (Mazinger Z Movie: Infinity, 劇場版 マジンガーZ / INFINITY, Gekijōban Majingā Zetto / Infinitī. Giappone 2017, di Junji Shimizu). Prodotto da Toei Animation e Dynamic Planning. Sceneggiatura di Takahiro Ozawa, basata sul soggetto e le opere originali di Go Nagai. Mecha design di Takayuki Yanase. Character design di Hiroya Iijima. Musiche di Toshiyuki Watanabe. Durata: 95 minuti.

Sono trascorsi 10 anni dall’ultima battaglia dei due Mazinga contro l’Impero delle tenebre miceneo. L’energia fotonica, scoperta da Juzo Kabuto, ha potuto raggiungere la sua finalità originaria: è l’energia pulita e abbondante di un mondo in pace, e tecnologicamente rigoglioso. Ritroviamo i nostri eroi: Koji Kabuto, ex pilota di Mazinga Z, è diventato uno studioso, sulle orme del nonno Juzo e del padre Kenzo (inventore del Grande Mazinga); Sayaka Yumi, ex pilota di Afrodite A prima e Diana A poi, ancora legata in una relazione complicata a Koji, è ora l’autorevole e caparbia direttrice del nuovo Centro Ricerche per l’Energia Fotonica, fondamentale per la nuova produzione energetica; Gennosuke Yumi, ex direttore del Centro e padre di Sayaka, è ora il saggio Primo Ministro del Giappone; nel corso della storia, troveremo tutte le nostre vecchie conoscenze, più o meno cresciute e cambiate (occhio alle comparsate).
Chiaramente, questo quadretto idilliaco non è destinato a durare. In realtà, già l’introduzione del film ci mostra una cruenta battaglia tra Tetsuya Tsurugi e il suo Grande Mazinga, da un lato, e un esercito di familiari mostri meccanici dall’altro, comandati da un redivivo Barone Ashura: è un attacco a una centrale di energia fotonica negli Stati Uniti, e Tetsuya (che al contrario di Koji ha optato per la carriera militare) si batte con il consueto valore e ardore per difenderlo. Più avanti incontreremo anche Jun Hono, ex pilota di Venus Alfa, la cui relazione con Tetsuya ha conosciuto un positivo sviluppo.
Inoltre, il rientro di Koji alla base è determinato da un misterioso evento: l’apparizione nel monte Fuji (luogo degli scavi per il japanium, alla base della fissione fotonica) di un titanico Mazin, un robot di origine probabilmente micenea, “pilotato” da una “chiave”: un cyborg dall’aspetto di una giovane e bella ragazza, che si presenta con il nome di Lisa. Costei, a causa dell’imprinting dovuto al fatto che egli è il primo umano che incontra, seguirà sempre Koji definendolo suo signore – inizialmente, causando l’ira di Sayaka. Passa poco, e anche il Centro Ricerche presso il Fuji viene attaccato dall’esercito dei mostri meccanici, qui comandati dal Conte Blocken. I nostri eroi riescono a trovare la salvezza, ma la base e il Mazin – cioè l’Infinity del titolo – sono nelle mani del nemico. Di lì a poco, in un comunicato video, si rivela prevedibilmente la mente dietro l’attacco: un redivivo Dottor Inferno. I nostri vengono a sapere che il Grande Mazinga – e dunque Tetsuya – sono nelle mani di Inferno, utilizzato come nuova chiave per attivare potenzialmente Infinity. Per Koji si avvicina il momento di scendere nuovamente in campo con Mazinga Z…

 

Terzo anime cinematografico dedicato a Mazinga Z, dopo i due mediometraggi storici (Mazinga Z contro Devilman, del 1973, e Mazinga Z contro il Generale Nero, del 1974), e primo lungometraggio in assoluto dedicato al robottone di Nagai, Mazinga Z Infinity è realizzato tecnicamente in maniera notevole: con una combinazione di animazione e CG insieme innovativa e rispettosa verso il materiale originale, e una regia ispirata ed azzeccata. Sul piano formale il film è davvero ben confezionato: a partire da una intro memorabile, seguita da una opening che riepiloga efficacemente le lotte passato; sino alla colonna sonora – che comprende l’irrinunciabile sigla storica di Ichiro Mizuki, in un nuovo arrangiamento.
Se dovessi indicare i punti di forza dell’operazione, direi in primo luogo l’azione: i combattimenti con i mostri meccanici sono spaventosi per dinamicità e quantità di dettagli. Poi viene il restyling di Mazinga Z (e degli altri protagonisti meccanici…): sulle prime è vero che i dettagli, le varie sezioni a piastre in cui è stata “spezzata” l’armatura esterna del robot, “fanno strano”. Ma bastano pochi minuti per abituarsi, e soprattutto rendersi conto come sia stato fatto il meglio possibile per mantenere lo Zetto come era; rendendolo nel contempo credibile, in termini di aspetto e mobilità, per il pubblico odierno abituato a mecha molto più realistici (alcuni dettagli poi – come le trasparenze delle corna e delle piastre pettorali – sono semplicemente perfetti). Il terzo punto è il perfetto aggiornamento della “crew” classica della/e serie: tutti più o meno cresciuti, tutti rinnovati in modo armonico alla necessaria riconoscibilità dei personaggi. Sul piano del design, dell’animazione, e della caratterizzazione dei personaggi Mazinga Z Infinity è un autentico gioiello.

 

I problemi si riscontrano principalmente nella scrittura della storia, eccessiva e contorta nel suo sviluppo. Nulla di strano: raramente i lungometraggi animati giapponesi, tratti da serie famose, fanno gridare al capolavoro… per quanto, come vedremo, anche sotto questo aspetto in Mazinga Z Infinity vi sia comunque del buono.
Senza spoilerarvi nulla, il problema è quello di tutte le produzioni di questo tipo: il gusto giapponese, tutto recente (che quindi cozza particolarmente con un soggetto vintage), per l’esagerazione iperbolica e chiassosa; esagerazione che, nel finale, conduce immancabilmente a un potenziale cataclisma di proporzioni cosmiche. Questa direzione narrativa si riverbera su tutto l’impianto della storia, con risultati diametralmente opposti al bell’equilibrio fra classico e moderne delle soluzioni grafiche e formali. Un esempio su tutti, ampiamente scorto nelle clip pubblicitarie del film: Mazinga Z che combatte contemporaneamente con decine e decine (centinaia?) di mostri meccanici, distruggendoli al primo tocco. È vero che questa soluzione permette un’animazione funambolica e splendidamente realizzata, come vi raccontavo sopra… ma è del tutto sproporzionato rispetto alle capacità espresse da Mazinga Z e il Grande Mazinga nelle loro rispettive serie: dove uno, massimo due o tre di quei mostri (e quelli mostrati qui sono i vecchi rivali di Mazinga Z, ricordiamolo…) erano di solito più che sufficienti a metterli in serie difficoltà (ridicolmente, a un certo punto Koji osserva come essi siano anche stati persino potenziati… e figurarsi se non fosse stato così!). Ciò determina la perdita di alcuni aspetti caratterizzanti della Mazin-saga originale: in primis il rituale e l’estetica del combattimento, improntato su un faticoso e progressivo scambio di colpi, sino all’annientamento/esplosione del nemico. Una battaglia sofferta e onorevole in quanto implicante un certo equilibrio tra le forze in campo, che qui – almeno per quanto riguarda la battaglia con i mostri – è invece totalmente annullato a favore di Mazinga Z.

 

Capisco dunque lo sconcerto di tanti fan di vecchia data, che si sono trovati di fronte a una sorta di Mazinga in salsa Dragonball… una fotuna  che tutto questo non abbia minimamente intaccato la caratterizzazione dei personaggi. Ma, come preannunciavo sopra, c’è un altro aspetto interessante e positivo: questa sorta di “poetica dell’eccesso di potere” è – una volta tanto – piegata, per quanto goffamente, a precise ragioni di soggetto.

In primo luogo, in Mazinga Z Infinity l’eccesso di potere è legato allo sviluppo finale di quella dialettica dio-demone, che riscontriamo alla base del Mazinga Z originale del 1972 (cioè nel significato del suo stesso nome, che ho analizzato nel mio precedente articolo); tanto che, nel finale, persino l’energia fotonica stessa finisce con l’essere praticamente spiritualizzata. Semplicemente, qui l’onnipotenza divino-demoniaca dei Mazin è espressa in modo forse sin troppo esplicito… ugualmente simbolico, ma troppo netto soprattutto per l’appassionato “d’epoca”. Si noti, soprattutto, che non è affatto la prima volta che qualcosa del genere accade: lo si è già visto, in modi analoghi, in alcune rivisitazioni passate (come nel già citato Mazinkaiser, nel manga MazinSaga del 1990-’98, o nell’anime Mazinger Edition Z: The Impact! del 2009 ).

In secondo luogo, l’eccessivo si sposa con l’enciclopedico, e Mazinga Z Infinity finisce col risultare – come accennavo nell’introduzione – una vera e propria summa dell’immaginario shonen. In primis – manco a dirlo – del filone mecha: i “Mazin troopers” di Shiro & co. sono a ben vedere più Real Robot alla Mobile Suit Gundam che Super Robot; la tecnologia e la valenza dell’energia fotonica, e gli spiegoni (meta)fisici che ne verranno fuori fanno pensare tantissimo a Neon Genesis Evangelion; il personaggio di Lisa (a tratti fastidiosetta) ricorda del resto Rei Ayanami, e la sua natura cyborg fa pensare a opere quali Battle Angel AlitaGhost in the Shell; le Mazin girls – o come caspita si chiamano – dal canto loro sono la rappresentazione delle variazioni comico-erotiche del genere… e così via. Ma non solo: alcune soluzioni (specie nel finale) non potranno non ricordarvi il già citato Dragonball (almeno dallo Z in su), e opere come I cavalieri dello Zodiaco e Sailormoon. Mazinga al centro del mondo insomma… di quello fittizio che gli è proprio, come di quello dei manga e anime d’azione tutti: un onore che gli si può senz’altro tributare.

 

Purtroppo i risultati narrativi non sono all’altezza delle intuizioni: i buchi di sceneggiatura sono piuttosto evidenti, e alla fine i conti non tornano manco per sbaglio. Per quanto interessante sia che l’eccessivo, qui, abbia almeno alcune motivazioni intrinseche, non mi sembra si vada molto al di là del guazzabuglio. Comunque, personalmente, trovo che la parte più banale e imperdonabile del film sia quella “politica”: nessuno simpatizzerà per l’opzione rappresentata dal Dottor Inferno, ma un progressismo così ottimisticamente piatto e banale è davvero irritante.

Tirando le somme, Mazinga Z Infinity è un buon film, che attualizza in modo interessante l’universo della Mazin-saga, perdendosi tuttavia troppo nei contenuti della storia – inutilmente chiassosa e retorica. Un’operazione interessante anche per questo: una sua analisi mette bene in luce grandezza e limiti di un revival simile; le sue potenzialità come i suoi rischi.

Pare che Nagai intenda insistere nel portare i suoi personaggi al cinema. Se è vero, almeno le basi tecniche ci sono tutte. Sulle storie, invece, bisognerà lavorare di più’.
Buona visione.

 

Alessandro Bruzzone