Piccola premessa di sensazioni: Scrivo (o almeno ci provo) per Shiva Produzioni già da un anno ormai, ma contrariamente a quanto si possa pensare non sono esperto di cinema estremo e più volte la curiosità di visionare un film ”malato”, stile Shiva, è stata soppressa dalle ragioni dello stomaco e dalla naturale conseguenza che ne sarebbe scaturita. Questa volta non è successo. La malsana curiosità umana e l’accattivante scrittura degli amici di Horror Pills mi hanno portato alla visione di Capture Kill Realese che a molti, sicuramente, non avrà nemmeno provocato un conato o la classica mano davanti agli occhi, ma personalmente dopo la visione mi sono sentito veramente sporco e complice di una violenza che ho volutamente osservato solo per saziare la mia curiosita. Quando mi sono infilato nel letto , prima di dormire, ho pensato a lungo su come alcune persone possano anche solo lontanamente pensare di godere dell’annullamento della vita di un proprio simile; poi mi sono ricordato delle teorie di Hobbes sull’uomo considerato come creatura violenta, della violenza che pervade il mondo da millenni, delle guerre e dell’odio che il genere umano cova verso l’altro. Sotto ognuno di noi si cela un’anima nera e un probabile squilibrato che cerca l’innesco per poter uscire. Siamo una specie sadica. Quella notte non ho dormito bene ma credo che ogni tanto le immagini possano dare quel pugno nello stomaco che, per quanto faccia male, ti fa prendere consapevolezza di alcune cose anche se malgrado tutto in cuor tuo conoscevi benissimo, questa l’incredibile magia del cinema che, forse, giustifica i mezzi. Dopo questa pappardella di emozioni e sensazioni vi lascio alla lettura della recensione vera e propria.

Da quando uscì quel capolavoro di The Blair Witch Project (1999) il mockumentary divenne un vero e proprio genere cinematografico che da quel momento venne utilizzato quasi esclusivamente per film horror a basso costo che spesso risultavano essere veri e propri abomini, come ad esempio i vari capitoli della serie Paranormal Activity ESP – Fenomeni paranormali. Ma se questo modo particolare di concepire una pellicola viene utilizzato correttamente, sfruttandone tutte le potenzialità, si possono ottenere veri e propri gioielli come REC (2007)The Visit (2015) o la trilogia V.H.S.; proprio a questa categoria appartiene Capture Kill Release. Il progetto a quattro mani di Nick McAnulty e B.A. Stewart ci immerge nella vita quotidiana di una normalissima coppia di giovani formata da Jennifer (Jennifer Fraser), la dominatrice della coppia, e Farhang (Farhang GhaJar), colui che subisce per amore. I due annoiati decideranno di commettere un omicidio solo per il gusto di sentire la sensazione che si prova ad uccidere e tutto ciò verrà catturato come se fosse un documentario. La telecamera a mano riprende ogni agghiacciante dettaglio della macchinazione che precederà l’atto, dalla scelta degli attrezzi in una ferramenta per smembrare il corpo, le spiegazioni di lei su come pulire il bagno dopo il fattaccio o lo studio di lui su libri di anatomia e medicina per far scorrere più sangue possibile con il minimo sforzo.  Man mano che si scende nel baratro della mente umana, lo spettatore sarà sempre più scioccato dall’atteggiamento di Jennifer che passa dal ”gioco” perverso ad una vera e propria ossessione che la porta a **SPOILER** uccidere un innocente gattino come prova generale e a riprendere ossessivamente tutto ciò che le accade, coito col marito compreso. Noi che guardiamo ci identificheremo in Farhang, che capisce che la fantasia contorta e bizzarra della moglie, con lo scorrere del tempo, sta diventando una realtà sempre più concreta. Una realtà dal quale l’uomo vorrebbe scappare ma non può perchè succube di un’amore malato verso la moglie, vorrebbe sempre assecondarla, forse per il fatto che da quando la malsana idea si è inserita nella routine della coppia è diventata anche stimolo per l’eccitazione sessuale. Ciò che nel film sciocca di più non è tanto la violenza, presente solo nella parte finale, quanto la metodicità e la normalità con cui l’intera storia procede; la coppia di assassini dell’era 2.0 potrebbe essere una qualunque coppia di una qualsiasi città in una qualsiasi parte del mondo.  La pellicola scandaglia le profondità più malate e sadiche della mente umana portandoci ad una conclusione amara: l’uomo è un essere che cova il sadismo solo per la curiosità di sapere quello che si prova nel dare sfogo ai più bassi ed animaleschi istinti. E anche noi davanti allo schermo siamo come loro, proprio perchè li stiamo guardando compiere un omicidio premeditato, mossi dal puro intento voyeuristico e dalla curiosità per qualcosa che mai e poi mai potremmo, forse, commettere o pensare. Concludo dicendo che il film è un vero e proprio gioiello che sfrutta il finto documentario in modo intelligente, facendo immergere lo spettatore nella psiche omicida, rendendo il tutto molto realistico grazie anche alla splendida interpretazione degli attori protagonisti e ad un comparto effetti speciali assolutamente di pregio sebbene poco presenti. Il film sarebbe potuto essere facilmente noioso o un mero spettacolo di corpi sbudellati e fatti appezzi col semplice intento di scioccare, ma i due registi riescono a mantenere alta la tensione andando di pari passo con l’escalation di follia della coppia; la regia non è niente di eccezionale ma azzeccatissima per l’intera durata della pellicola. 

-ALESSIO BALBI-